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Montreal 1970-2010

Nel 1967 l' Alfa Romeo fu invitata all’Esposizione Universale di Montreal. Nel settore “L’uomo, il produttore”, che in una carrellata di prodigiose conquiste tecniche raccoglieva il meglio dell’industria mondiale, una sezione era riservata ai prototipi, intesi come simboli concreti che lasciavano intravvedere traguardi ormai vicini.
In questa cittadella del futuro non poteva mancare un modello di vettura che testimoniasse il progresso del design e della meccanica e suggerisse anche un’idea degli approdi possibili a breve scadenza. L’auto simbolo fu dagli organizzatori individuata in un’Alfa Romeo. La Casa in collaborazione con Bertone realizzò un nuovo modello sportivo di grande prestigio, adatto ad ospitare un motore ad alte prestazioni e studiato in modo da essere prodotto in serie. Rappresentava la massima aspirazione raggiungibile dall’uomo in fatto di automobili.
Furono allestiti due esemplari del prototipo, entrambi esposti alla mostra, utilizzando come base la meccanica della Giulia 1600. L’auto riscosse un successo internazionale e venne subito presa la decisione di allestirla in serie. Le forme della carrozzeria, l’inclinazione del parabrezza e del padiglione, il disegno della coda si ispiravano a quelli della Lamborghini Miura, le feritoie di uscita dell’aria sul montante del padigliones si ispiravano a quelle viste sulla Giulia Canguro del 1964. Ma, a parte queste reminiscenze, il risultato finale era di indiscussa personalità. Nuccio Bertone per il suo disegno si era avvalso dell’opera di Marcello Gandini. La MONTREAL, questa sarà la denominazione della vettura, appariva non come dream car da salone, ma come producibile in tempi brevi. Rispondeva appieno alla tematica assegnata nello stand dei prototipi, miranti ad avere un traguardo produttivo a portata di mano.Venne presa la decisione di equipaggiare la coupé con il motore 8V della 33 da competizione, con la prospettiva di aggiungere ai successi sportivi di una vettura da gara i successi commerciali di una gran turismo con motore analogo. Il progetto venne riveduto in quanto il pianale della Giulia doveva essere adattato al fine di ospitare un nuovo gruppo motore –cambio più ingombrante.
La Montreal definitiva fu presentata a Ginevra nel 1970 .La presenza del motore 8 cilindri a V, di 2593 cc, che sviluppava 200 CV, aveva determinato una rivisitazione del design della carrozzeria. Il cofano anteriore era stato ridisegnato ed erano state riviste le dimensioni dell’intera vettura. Il frontale aveva la calandra più grande e meno inclinata, mentre la grigliatura sul bordo del cofano era mobile per ognuna delle due coppie di fari. Il cofano presentava un rilievo dovuto al maggiore ingombro del filtro dell’aria, inoltre non si apriva più integralmente. Commercializzata nel 1971, sarà prodotta in 3925 esemplari.
La crisi energetica che prese avvio nel 1973, il mancato impegno della Montreal nelle competizioni, i disaccordi nella gestione e le turbolenze delle maestranze all’interno dell’Alfa limitarono il successo della sportiva milanese, bloccandone conseguentemente anche lo sviluppo e l’evoluzione.